Genoma Stories

Dietro le quinte del video Genoma umano

Pubblicato il 5 Aprile 2018

Ogni progetto ha una sua genesi. Quelli che ci piacciono di più hanno una caratteristica su tutti: sono il risultato di un lavoro collettivo, di energia, immaginazione, anime e punti di vista differenti che si incontrano a metà strada, creando piacevoli cortocircuiti.

Da un’idea piccina, come quella di realizzare un video di lancio per la mostra Genoma umano, riprendendo gli elementi grafici del materiale pubblicitario, è nato così un piccolo progetto dall’identità forte, un nuovo pezzo del racconto, trasformato in occhi e mani vere, di sorrisi, talenti e corpi in movimento.

La necessità del team di lavoro era di richiamare, con un linguaggio emotivamente coinvolgente, alcuni degli interrogativi che attraversano la mostra: perché le persone sono tutte diverse? Da dove provengono i talenti? Dove ci porterà la scienza? Come invecchierò?

Dopo aver risolto gli inevitabili problemi tecnici, dopo aver sciolto i punti di domanda e le difficoltà operative, ci siamo tuffati nella ricerca dei nostri protagonisti. Giorno dopo giorno il gruppo di persone che aderivano all’idea, con entusiasmo e un pizzico di inconsapevolezza, continuava ad aumentare.

Ecco quindi comparire sul nostro blocco degli appunti  i nomi di nonno Gianni, instancabile narratore, capace di resistere alla prima e lunga sessione di trucco, quello di Victoria, giovanissima violoncellista dalla voce incantevole. Di Victor, papà orgoglioso di Victoria. Di Arianna e Silvia, gemelle eterozigote dal sorriso timido ma coinvolgente. Di Giulia, fotografa piena di talento, e di Naeto, studente della Enugu State University of Science and Technology, oggi ospite del centro di accoglienza di via Fersina, in cerca di lavoro e futuro. Di Stefano, dj della notte. Di Roberta, traduttrice nel linguaggio dei segni dell’Associazione ABC Onlus. Di Gabriele, voce inconfondibile della radio. Di Daniele, Filippo e Luca, idoli della pallavolo. Di Claudia, futura mamma con la passione per la danza.

Una giornata intera di sessioni di trucco, fotografie e riprese…

ed ecco il risultato: cinquantacinque secondi compressi in un montaggio serrato, voci e una musica tribale che ti accompagna come in un mantra infinito.

…cosa ne pensate? La prossima volta vorreste essere anche voi protagonisti di una delle storie del MUSE?

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