Genoma Stories

Hello, CRISPR! – L’incontro al MUSE raccontato da Anna Meldolesi

Pubblicato il 9 aprile 2018

Parlare delle frontiere della scienza è molto diverso dallo scriverne. Mentre scrivi non vedi i tuoi lettori: sono incuriositi? concentrati? Quanti annuiscono, quanti scuotono la testa? Quando parli davanti a un pubblico, invece, puoi percepire queste reazioni. Ma la mia partecipazione a Hello CRISPR”, l’evento organizzato dal Muse il 6 aprile, è stata speciale per almeno tre motivi, rispetto alle altre conferenze che ho tenuto da quando è uscito il mio libro, “E l’uomo creò l’uomo. CRISPR e la rivoluzione dell’editing genomico”.

Primo: ho potuto misurare, con una sorta di televoto, le propensioni del pubblico rispetto a CRISPR, la nuova tecnologia biotech che ha acceso l’entusiasmo dei biologi di tutto il mondo.

Secondo: a dialogare con me c’era una delle protagoniste dell’evoluzione di questa tecnica, la genetista dell’Università di Trento Anna Cereseto, balzata agli onori della cronaca per uno studio pubblicato su Nature Biotechnology.

Terzo: bastava fare due rampe di scale per “vedere” l’oggetto che tanti ricercatori vogliono modificare con CRISPR. Proprio al genoma, infatti, è dedicata una bella mostra da poco inaugurata al Muse. L’allestimento vi invito a visitarlo, mentre della scoperta di Anna Cereseto ho già scritto (link www.crispr.blog/2018/01/30/crispr-il-record-di-precisione-e-made-in-italy/ ) sul mio blog CRISPeR Mania (la vocale in più, la “e”, non è un refuso, serve a suggerire la pronuncia corretta della parola). I risultati del televoto, invece, sono contenta di poterli commentare qui.

Le domande sono state poste dalla moderatrice dell’incontro, la giornalista scientifica Nicla Panciera, dopo una breve spiegazione su cosa è CRISPR (LINK www.crispr.blog/cose-crisprwhats-crispr/ ). Dunque sono servite a sondare le opinioni del pubblico prima del dialogo tra Anna Cereseto e me sulle prospettive e le problematiche della nuova tecnologia biotech nei suoi diversi campi di applicazione. La formulazione dei quesiti ha risentito del vincolo sul numero massimo di caratteri utilizzabili con il sistema di rilevazione, ma non è il caso di essere troppo pignoli. Quello che conta è che una cinquantina di persone ha voluto partecipare a questo piccolo esperimento di psicologia sociale, scegliendosi un nickname e votando con il proprio smartphone.

La prima domanda riguardava i tumori, che com’è noto sono causati dall’accumulo di un numero critico di anomalie genetiche. CRISPR consente di correggere la sequenza delle lettere del DNA, quante persone sono fiduciose che ci aiuterà a curare i tumori? Ben 41 dei presenti hanno risposto positivamente, mentre 11 si sono dimostrati pessimisti. Segno che la nuova frontiera delle biotecnologie è capace di accendere grandi speranze.
Certo, il campione era piccolo e non aveva la pretesa di essere statisticamente rappresentativo, ma fornisce comunque un’istantanea degli umori delle persone che sono abbastanza interessate alla scienza da recarsi al Muse per un incontro sull’editing genomico.

Le risposte alla seconda domanda sono state, a mio avviso, ancora più interessanti. Ai presenti è stato chiesto quali, tra i possibili scenari d’uso futuro dell’editing genetico, fosse più preoccupante. Quattro le opzioni possibili: intervento su cellule embrionali a scopo terapeutico; interventi di miglioramento del nostro patrimonio genetico; interventi di miglioramento genetico in agricoltura; eliminazione deliberata di specie nocive con tecniche di ingegneria genetica. L’applicazione che finora ha attirato maggiormente l’attenzione dei media è l’editing degli embrioni umani per correggere le mutazioni patogene non solo nell’individuo portatore ma in tutta la sua progenie. Il fatto che questa opzione abbia raccolto solo 4 voti mi ha ricordato un’indagine svolta in Gran Bretagna (LINK https://www.theguardian.com/science/2018/mar/07/britons-in-favour-of-editing-genes-to-correct-inherited-diseases ), secondo cui le persone comuni giudicano in modo simile la terapia genica classica e l’editing degli embrioni, anche se i bioeticisti di professione distinguono nettamente le due cose.

Non è sorprendente che nel gioco-sondaggio eseguito al Muse il giudizio negativo abbia colpito più pesantemente (30 voti) gli interventi che non servono a correggere gravi difetti ma a potenziare caratteristiche desiderate come la bellezza e l’intelligenza. La possibilità di eliminare per via genetica alcune specie nocive, come le zanzare che trasmettono la malaria, è stata valutata come preoccupante da 16 persone. Anche questo giudizio è tutto sommato condivisibile.

La posta in gioco in termini di vite salvate potrebbe essere enorme e dunque questo approccio merita di essere preso in seria considerazione, ma è la stessa comunità scientifica a sostenere che è necessario procedere con cautela. Il dato sorprendente, semmai, è il numero di persone che si sono dette preoccupate per la possibilità di impiegare la nuova tecnica di modificazione genetica in agricoltura. Zero.
Forse gli Ogm iniziano a fare meno paura di un tempo? La società si dimostrerà più benevola nei confronti delle piante editate con CRISPR rispetto a quanto accaduto con gli organismi transgenici? La Commissione europea non ha ancora deciso se considerate le piante “corrette” con CRISPR alla stregua degli Ogm oppure come le piante modificate con il miglioramento genetico convenzionale.

La speranza dei ricercatori, comunque, è che il pubblico saprà cogliere le differenze tra le nuove biotecnologie che non richiedono l’aggiunta di DNA estraneo e le vecchie tecniche di ingegneria genetica che spostano geni tra specie diverse.

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